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      • Aflatossine: quanto ci si deve preoccupare ?

      Aflatossine: quanto ci si deve preoccupare ?

      • Posted by Alessandro Barelli
      • Categories Intossicazioni
      • Date gennaio 6, 2026
      • Comments 0 comment

      Aflatossine: dove si trovano e perché sono pericolose

      Le aflatossine sono sostanze tossiche naturali prodotte da alcune muffe appartenenti al genere Aspergillus. Possono contaminare diversi alimenti di uso comune, in particolare cereali (soprattutto mais), legumi, semi oleosi, frutta secca, spezie e, indirettamente, anche latte e derivati, se gli animali vengono nutriti con mangimi contaminati.

      Queste tossine sono state identificate per la prima volta negli anni Sessanta, quando in Inghilterra morirono oltre 100.000 tacchini a causa di mangimi a base di arachidi contaminate. Da allora è diventato chiaro che le aflatossine rappresentano uno dei principali rischi chimici naturali legati agli alimenti.

      Le muffe che producono aflatossine si sviluppano soprattutto in ambienti caldi e umidi, motivo per cui la contaminazione è più frequente nelle aree tropicali e subtropicali. Tuttavia, con il cambiamento climatico, anche zone a clima temperato, come alcune regioni europee, possono diventare più favorevoli alla loro formazione.

      Quali sono i rischi per la salute

      Le aflatossine sono tra le tossine naturali più pericolose conosciute. Alcune di esse, in particolare l’aflatossina B1, sono fortemente tossiche per il fegato e possono causare danni gravi come steatosi, cirrosi e, nei casi di esposizione prolungata, tumori epatici. Sono inoltre sostanze mutagene e cancerogene, cioè capaci di danneggiare il DNA e favorire lo sviluppo di tumori.

      Una parte dell’aflatossina B1 ingerita dagli animali può trasformarsi in aflatossina M1, che può essere ritrovata nel latte. Anche se meno tossica della B1, questa sostanza è comunque considerata pericolosa e viene attentamente monitorata.

      Un aspetto importante è che le aflatossine sono estremamente potenti: quantità molto piccole (dell’ordine di microgrammi o nanogrammi) sono sufficienti a rappresentare un rischio per la salute. Proprio per questo l’esposizione attraverso gli alimenti deve essere mantenuta il più bassa possibile.

      Controlli, limiti e prevenzione

      Per proteggere i consumatori, l’Unione Europea ha stabilito limiti molto rigorosi alla presenza di aflatossine negli alimenti e nei mangimi, basati su valutazioni scientifiche. In caso di superamento dei limiti, interi raccolti possono essere ritirati o distrutti, con importanti conseguenze economiche.

      Grazie a una normativa severa e a controlli regolari lungo tutta la filiera alimentare, la situazione in Europa è attualmente rassicurante. Tuttavia, anche il comportamento dei consumatori è importante: è buona pratica conservare correttamente gli alimenti più a rischio, evitando umidità, calore e luce, e rispettare sempre le indicazioni di conservazione riportate sulle confezioni.

      In sintesi, le aflatossine sono un rischio reale ma ben controllato: la combinazione di prevenzione agricola, controlli ufficiali e buone abitudini domestiche permette di ridurre efficacemente l’esposizione e tutelare la salute.

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      Alessandro Barelli

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