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      • Ordini, sindacati e società scientifiche: ruoli e confini

      Ordini, sindacati e società scientifiche: ruoli e confini

      • Posted by Alessandro Barelli
      • Categories News and updates
      • Date marzo 20, 2026
      • Comments 0 comment

      Ruoli e confini tra Ordini Professionali, Sindacati e Società scientifiche creano una tensione reale dentro il sistema sanitario italiano, e ciò deve essere guardato senza indulgenza ma anche senza semplificazioni.

      Parto da un punto solido: le tre funzioni hanno nature e mission  profondamente diverse. Gli ordini stanno dalla parte del cittadino, i sindacati dalla parte del lavoratore, le società scientifiche dalla parte della conoscenza. Quando queste tre linee restano distinte, il sistema crea un equilibrio dinamico. Quando si sovrappongono, quell’equilibrio si rompe.

      Non è tanto il fatto che una persona abbia esperienza in più ambiti, cosa che in sé potrebbe anche arricchire quanto il fatto che i ruoli si confondono mentre si esercita potere decisionale. In quel momento il conflitto di interesse non è più teorico ma diventa strutturale. Chi dovrebbe garantire il cittadino rischia di proteggere il professionista. Chi dovrebbe difendere diritti contrattuali rischia di influenzare la scienza. Chi dovrebbe produrre conoscenza indipendente rischia di adattarla a interessi organizzativi.

      Questo produce tre effetti molto concreti.

      Il primo è la perdita di credibilità. Se le funzioni non sono chiaramente distinguibili, dall’esterno tutto appare come un unico blocco corporativo. E quando il sistema è percepito come autoreferenziale, la fiducia dei cittadini cala.

      Il secondo è l’inefficienza decisionale. Le decisioni non vengono più prese sulla base del criterio più pertinente, ma come risultato di mediazioni tra interessi sovrapposti. Questo rallenta tutto e spesso abbassa la qualità delle scelte.

      Il terzo è lo slittamento della mission. L’ordine non è più pienamente garante, il sindacato non è più pienamente rappresentativo, la società scientifica non è più pienamente indipendente. Ognuno fa un po’ di tutto, e quindi nessuno fa bene ciò che dovrebbe fare.

      Dare la colpa solo alle persone che transitano tra ruoli è troppo facile e rischia di essere fuorviante. Il vero nodo è sistemico. In Italia esiste una cultura organizzativa che tollera, e a volte premia, l’accumulo di posizioni. Non ci sono barriere forti ai conflitti di interesse, né una cultura diffusa della separazione dei ruoli. Finché questo non cambia, anche sostituendo le persone il problema si ripresenta.

      Serve una separazione esplicita e regolata dei ruoli, non solo dichiarata. Incompatibilità vere, non simboliche. Se ricopri un ruolo di garanzia, non puoi contemporaneamente rappresentare interessi di categoria o produrre linee guida con impatto diretto su quegli interessi.

      Serve trasparenza vera. Non basta dire “non c’è conflitto”. Bisogna rendere visibili i percorsi, le appartenenze, le relazioni perchè la fiducia nasce dalla possibilità di verificare.

      Serve una cultura professionale più matura, che accetti il limite del proprio ruolo. E forse questo è il punto più difficile, perché necessità di un cambio di mentalità. Qui entra in gioco anche il tipo di formazione e di leadership che si costruisce nel sistema.

      Il sistema è completamente perso o è solo disallineato ? Si può riallineare se si interviene sui confini e sulle responsabilità ?

      Da una conversazione con Giovanni Sbrana, 20.3.2026

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